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La chiesa di San Nicolò

L'esterno della chiesa di San Nicolò

La chiesa di S. Nicolò, meglio conosciuta come La Cavallerizza, fu edificata nel 1364 sul luogo della più antica S. Nicolò dei Britti o in vineis del 761 d.C., annessa al Convento degli Agostiniani, sorto nella seconda metà del secolo XIII.

La navata unica, di ampia e serena spazialità, è ideale per accogliere grandi cicli pittorici. Con copertura a capriate palladiane in rovere, l'edificio ha un'abside pentagonale dotata di volta a crociera costolonata, come una delle due attigue cappelle rettangolari. Diverse le tracce di questo periodo iniziale: all'esterno, il rosone decorato, le snelle finestre archiacute, il cornicione, la doppia ghiera ogivale quale possibile accesso laterale; in facciata, la Croce e le cavità dei rimossi bacini ceramici; all'interno, decorazioni sia nella parete sinistra della zona absidale (Storie di S. Giorgio) che nella stessa della navata (figure di Santi, Vergine in trono e Crocefissione).

Il XV secolo consolida quest'immagine interna, con leggiadre pitture sull'oculo, l'arco trionfale e le costolonature.

Nel 1589 l'edificio fu rinnovato dall'agostiniano Girolamo Curiali, prefetto del cenobio. Si aggiunsero il campaniletto, il protiro su via Baccarini e le grandi finestrature rettangolari.

L'interno acquisì il soffitto a cassettoni dipinti, la gran fascia orizzontale a grottesche monocrome, a mezza altezza per tutte le pareti, in grado di supportare le ampie finestre a strombi decorati.

Oltre alle decorazioni presenti sui pilastri posti fra navata ed abside, è da segnalare il tamponamento murario del predetto accesso laterale ogivale avente un'interessante Crocefissione sull'intradosso.

Sul finire del XVII secolo la chiesa subisce un ulteriore cambiamento.

Il padre Cesare Pronti, con ridipinture nelle cappelle, dilata l'edificio con un illusionistico transetto cupolato, incanalando le reali tensioni scorrenti nelle costolonature, in poderose quanto virtuali membrature, impreziosite da elementi dal forte plasticismo chiaroscurale e polimaterico.

Con sfondati sull'arco trionfale ed una fascia a riquadri sotto il cassettonato, si completa e vivacizza cromaticamente la trasformazione percettiva della navata già avviata nel XVI secolo.